Un po' di Storia

strada romana

La storia di questa località risale al VII-VIII secolo. Attualmente conosciuta come cascina San Martino si trova in fondo alla via Rogoredo sul confine del Comune di San Donato, in corrispondenza del IV miglio dell’antica strada romana da Milano a Lodivecchio. Una delle sue particolarità è che interrompe un ideale “cannocchiale” che, prolungando la via Marignano, proveniente da Triulzo, arriverebbe a Chiaravalle, a Quintosole e quindi fino a Ponte Sesto di Rozzano.

Inizialmente venne eretta come oratorio al posto del probabile luogo votivo pagano corrispondente al miliario della strada romana, ad opera di uno dei signori longobardi che si dividevano le terre lungo il Lambro, forse quello che occupava l’antico “castello” di Triulzo. San Martino in strada, come sarà per secoli denominato l’oratorio, fu dedicato al vescovo di Tours campione della lotta contro gli ariani, quando i longobardi si convertirono al cattolicesimo. Queste chiese, costruite in corrispondenza dei miliari, divennero il nucleo di piccoli borghi e furono sempre intitolate ai santi dei Longobardi (San Michele, San Donato e San Siro per esempio). A San Martino era dedicata anche l’antica chiesa di Zelo Foramagno, dall’altra parte del Lambro, nonché l’antico oratorio di Carpianello.

La piccola chiesa di San Martino e la cascina che sorse di fronte ad essa sull’altro lato della Strada, sono nominate nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” di Goffredo da Bussero, scritto nel XIII Secolo. Poco oltre la chiesa, sullo stesso lato della strada, forse in anni remoti, fu impiantato un grande mulino azionato dall’acqua della Spazzòla. L’edificio “moderno”, quello che via via trasformato rimarrà in funzione fino al 1927, sarà invece edificato nello stesso punto all’inizio del rinascimento.

L'antica strada consolare “Laus Pompeia”, il cui 4° e 5° miglio cadono rispettivamente dove San Martino incrocia Triulzio ed a San Donato, collegava Milano a Lodi. Qui passarano nomi illustri della storia d'Italia e d'Europa.

Si conosce molto poco di San Martino, le notizie a riguardo sono scarsissime, tuttavia la località è stata muta testimone di numerosi avvenimenti di rilievo: passaggio di eserciti, re, prelati e papi, tutti in viaggio lungo la strada romana, chi per assediare e distruggere Milano, come l’imperatore Federico Barbarossa nel 1160, chi come gli Svizzeri del cardinale Schinner che dalla città andavano incontro all’esercito del re di Francia Francesco I per esserne sconfitti a Melegnano nel 1515. Esposte ai pericoli di tali ricorrenti passaggi, come schiacciate tra le parrocchie di Bagnolo e di Triulzo, la località e la chiesa di San Martino sono state per secoli la tappa delle “barre” che trasportavano a Milano i prodotti agricoli della Bassa, grazie anche all’osteria ospitata nella cascina fino ai primi decenni del Novecento.

L’oratorio inoltre servì ai fedeli delle cascine e delle poche case che fiancheggiavano la strada fra Nosedo e Bagnolo, tra le quali le cassine de Rogorè che erano prive di un proprio luogo di culto. Le lunghe guerre seguite alla battaglia di Marignano (Melegnano), condussero infine alla rovina della chiesetta. Nel 1571, già intitolata a Santa Maria Maddalena, il Cardinal Carlo Borromeo ne ordinò la demolizione ma essa esisteva ancora nel 1596, sconsacrata e divenuta rifugio di ragazzi e vagabondi. La chiesa sarà infine abbattuta, per utilizzarne i materiale per la costruzione del nuovo campanile di San Donato, a metà del '600. Al suo posto sorgerà un’altra cascina, sulla cui parete verso la strada romana verrà posto, per ricordare l’oratorio scomparso, un rilievo di San Martino a cavallo che divide il suo mantello col mendicante.

Nel 1755 San Martino con la sua osteria risulta affittata a Pietro Paolo Vigo, che contribuì con 150 lire alla costruzione del nuovo altare della chiesa di San Donato. I Vigo saranno un nome importante in zona fino alla fine dell’Ottocento. Nel 1765 arrivò poi la famiglia Limonta, in possesso di licenza per la vendita di frutta e ortaggi, ad iniziare una produzione agricola specializzata da vendere sul mercato milanese che avrà notevole fortuna. Si ricorda infatti che quando il re Vittorio Emanuele III era in visita a Milano, lo chef del ristorante Savini inviava espressamente un uomo a cavallo ad acquistare l’acetosella di San Martino, con la quale avrebbe preparato una minestra di cui il sovrano era particolarmente ghiotto.